Do you know how to use the apostrophe in Italian?
Do you know exception and particularity of its use?
Read the following article called “L’apostrofo in italiano: i miti da sfatare” and find out how to use it properly!

L’apostrofo è un segno grafico con il quale gli studenti di italiano cominciano ad avere a che fare fin dalle primissime lezioni. Fondamentale quando si scrive, impercettibile quando si parla, è un punto cardine della lingua italiana.
Nonostante ciò, recentemente ho riscontrato un po’ di confusione per quanto riguarda il suo uso, e questo è il motivo per il quale ho deciso di scrivere questo articolo, per fare chiarezza e sfatare dei miti che lo riguardano.

Ma prima di tutto vorrei mettere in evidenza che esso non è l’unico segno grafico in italiano. Abbiamo infatti:

  • I segni di punteggiatura, sui quali non desidero soffermarmi in questo momento.
  • L’accento, che può essere acuto o grave, e che in generale nella forma scritta è usato esclusivamente sull’ultima lettera, rendendone così la pronuncia molto breve.
  • L’apostrofo, del quale abbiamo già accennato nell’introduzione, che viene utilizzato per evitare la ripetizione dello stesso suono o la presenza di vocali vicine.

In pratica lo scopo dell’apostrofo è quello di rendere le frasi italiane meno pesanti e più musicali. Leggete a voce alta e ascoltate questi esempi:

  • La amica mi incontra nella aula magna.
  • Lo oculista mi prescrive delle gocce.

È inutile sottolineare che queste frasi sembrano troppo robotiche, e costringono il parlante ad una brutta interruzione laddove le stesse vocali si ripetono. Ascoltate invece queste frasi:

  • L’amica mi incontra nell’aula magna.
  • L’oculista mi prescrive delle gocce.

Molto meglio non vi pare?

Fin qui però sembra quasi che io non abbia detto nulla di nuovo. È come se io avessi ripetuto un’ovvietà e probabilmente è così per alcuni di voi. Ma in questo articolo oltre a ripetere questa regola vorrei andare più a fondo, e sfatare alcuni miti, 3 per la precisione, che riguardano questo segno grafico.

1. L’apostrofo si usa solo quando c’è la stessa vocale

Che l’apostrofo si usi quando ci sono due vocali uguali è un fatto, ma questo non significa che si usi solo ed esclusivamente in quel caso. Facciamo degli esempi:

– L’elefante è un animale molto intelligente.
– Quell’idea è geniale.
– L’economista parla dei vantaggi della moneta unica.

Se analizziamo le parole usate, e se ad esse associamo l’articolo giusto per intero, vedremo che l’apostrofo non si usa solo ed esclusivamente quando ci sono due vocali uguali vicine. Vediamo questo nel dettaglio:

– L’elefante (lo elefante).
– L’idea (la idea).
– L’economista (la economista / lo economista).

Possiamo affermare quindi che questo è il primo mito da sfatare, e che l’apostrofo si può usare anche quando ad essere vicine sono vocali diverse tra loro.

2. L’apostrofo si usa ogni volta che vogliamo evitare due vocali vicine

Il primo punto ci conduce immediatamente a questo. Sì, vi ho appena mostrato come due vocali vicine, pur non essendo le stesse sono difficilmente tollerate dalla lingua italiana, facendo sì che l’ultima lettera dell’articolo venga eliminata.

D’altra parte però questo non è sempre necessario, infatti ci sono due casi particolari nei quali l’apostrofo non si usa:

I. Coi i nomi plurali:

– L’ idea / Le idee
– L’informazione / Le informazioni
– L’uomo / Gli uomini
– L’orefice / Gli orefici

II. Coi pronomi plurali:

Quando parlo di pronomi plurali mi riferisco in particolare ai pronomi diretti.

– Conosci Stefano? Si l’ammiro molto!

Che al plurale diventa:

– Conosci Stefano e Luca? Sì li ammiro molto!

Come potete notare pur essendoci le due vocali vicine i ed e nella forma plurale manterrò l’ultima lettera dell’articolo, senza usare l’apostrofo e senza elidere nulla. Stessa cosa dicasi per il passato:

– Conosci Giulia? Sì, l’ho conosciuta un paio di mesi fa.

Che al plurale diventa:

Conosci Giulia e Paola? Si, le ho conosciute un paio di mesi fa.

Come potete notare anche con il passato, con i pronomi plurali non è necessario usare l’apostrofo, anzi…

3. L’apostrofo separa due parole

È vero che l’apostrofo separa graficamente due parole; questo segno ci aiuta a capire dove finisce l’una e dove comincia l’altra. Allora perché questo è un altro mito da sfatare? Perché come detto sopra esso separa due parole solo graficamente.

Nel mio articolo 3 consigli pratici per migliorare il tuo italiano, ho cercato di spiegare il più chiaramente possibile come migliorare la pronuncia, stando attenti a piccoli dettagli che però possono fare la differenza.

Molti studenti, principianti soprattutto, quando si trovano a leggere frasi e testi in italiano tendono a far sentire molto un’interruzione che non è assolutamente necessaria lì dove c’è l’apostrofo, dicendo per esempio:

– Un’ __ amica.
– Vorrei dell’___ acqua.

Ricordate di evitare il più possibile questo e provate a legare le parole tra loro. Anche se sono due parole diverse dovete legarle per ottenere un suono continuo e più musicale.

– Un’amica
– Vorrei dell’acqua

Conclusione

Non so se avevate già notato queste particolarità dell’apostrofo. Sono certa che se studiate questa lingua da un po’ ve le siete già trovate davanti e avrete già fatto delle riflessioni in merito per capire più a fondo questa lingua.

Se invece siete dei principianti queste cose potrebbero essere nuove e potreste trarre dei benefici nel leggere nero su bianco uso, particolarità ed eccezioni di questo segno grafico così importante in italiano.

ilaria firma

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