In today’s article called “10 Espressioni di Dante usate ancora oggi”, I talk about ten expressions used by Dante Alighieri more than 700 years ago and that we are still using nowadays!
If you want to know how much Dante enriched the Italian language read the following lines. I am sure they will be so interesting to you!

Dante Alighieri è universalmente conosciuto come il padre della lingua italiana, come colui il quale ha arricchito questa lingua coniando nuovi termini e inventando delle espressioni che sono giunte, seppur talvolta con lievi modifiche, fino a noi. Non è un caso che l’autorevole Treccani abbia scritto: “Se Dante non avesse scritto il suo capolavoro, l’italiano di oggi sarebbe una lingua diversa”.

Non so se ve ne ricordate, ma ho già accennato in passato al sommo poeta, non parlandovi però direttamente di lui, della Divina Commedia e di tutte le altre sue opere, ma per rendervi partecipe di un evento, il Dantedì, giornata a lui dedicata, fissata il 25 marzo di ogni anno.

Se volete avere altre informazioni relative a questo giorno non perdetevi il mio vecchio articolo.

Oggi invece ho deciso di parlarvi di espressioni usate dal genio di Dante Alighieri e tutt’oggi adoperate. Se ci pensate questo ha dell’incredibile! Un uomo vissuto secoli e secoli fa, del quale stiamo celebrando il settecentenario della sua morte, continua a vivere attraverso la lingua che lui stesso ha contribuito a creare!

Ma tornando all’argomento di questo articolo, vorrei farvi notare come molte di esse siano giunte fino a noi praticamente identiche a come il poeta le aveva concepite, altre invece, presentano dei lievi cambiamenti. Ma non perdiamo altro tempo e cominciato subito con l’elencarle.

1. Lasciate ogni speranza, o voi ch’entrate (Inferno III, 9)

Quale frase migliore con la quale cominciare questo elenco di citazioni se non questo?

In questa frase dell’inferno c’è l’esortazione nei confronti delle anime dannate ad abbandonare ogni speranza. In pratica Dante dice che una volta arrivati lì, nell’inferno, la loro pena sarà eterna, durerà per sempre.

Spesse volte il termine lasciate è sostituito da altri verbi, ad esempio perdete ogni speranza, o voi ch’entrate; ma nonostante questi piccoli giochi parole il significato rimane del tutto identico.

Oggi questa espressione è spesso usato in senso scherzoso e ironico, per riferirsi a situazioni difficili da affrontare. Ad esempio una classe particolarmente vivace, se non addirittura indisciplinata potrebbe dire ai professori: “Lasciate ogni speranza, o voi ch’entrate!”

2. Non ti curar di loro Ma guarda e passa (Inferno III, 51)

Questa espressione dovrebbe essere considerata da tutti una vera e propria lezione di vita: da’ solo un’occhiata e vai oltre, procedi pure, ossia non pensare a quello che pensa o che dice la gente, ma va’ dritto per la tua strada. 

Fate solo attenzione a una cosa: nella Divina Commedia questo verso era leggermente diverso. Esso recitava infatti:

Non ragioniam di lor, ma guarda e passa,

ma il tempo e il suo uso nella vita quotidiana l’hanno fatto arrivare fino ad oggi con una versione un po’ diversa, che nulla toglie però al suo significato originale.

3. Degno di nota (Inferno XX, 104)

Espressione gettonatissima della lingua parlata odierna, che significa che merita considerazione. 

A proposito di questa espressione è davvero interessante quanto spiegato dalla prestigiosa Accademia della Crusca e cioè che questo è il primo esempio in cui la parola nota assume il senso figurato di “traccia lasciata nella memoria” e non di appunto scritto.

4. Senza infamia e senza lode (Inferno III, 36)

Anche quella appena citata è un’espressione che da Dante è arrivata fino a noi quasi invariata. L’originale era:

sanza ‘nfamia e sanza lodo.

Nella Divina Commedia Dante la usa per riferirsi agli ignavi, ossia a coloro che sono stati collocati nell’inferno per l’incapacità di schierarsi e di esprimere le loro idee. Dunque per Dante gli ignavi sono coloro che non hanno mai agito né a favore del bene né per il male.

Dunque, il detto “senza infamia e senza lode” oggi è usato per indicare un qualcosa o qualcuno di mediocre, che non spicca né per pregi né per difetti.

5. Mi taccio (Inferno X, 120)

L’uso del verbo tacere con il pronome non è molto diffuso nella lingua parlata contemporanea, ma era assolutamente normale al tempo di Dante. 

Oggi mi taccio lo si può sentire in particolar modo nei talk show o nei programmi di approfondimento politico, nei quali prima di concludere interventi piuttosto lunghi, esperti e opinionisti sono soliti dire: Aggiungo un’ultima cosa e poi mi taccio!

6. Dolenti note (Inferno, V, 25)

Nella sua Commedia, Dante scrive:

Or incomincian le dolenti note

a farmisi sentire.

Cioè il poeta comincia a sentire le grida di dolore delle anime condannate per l’eternità, per aver peccato di lussuria.  

Questo dolenti note è arrivato fino a noi, ma molto spesso potreste sentirlo nella conversazione quotidiana nella forma di “nota dolente” o “note dolenti” per indicare fatti o situazioni spiacevoli. Ad esempio:

  • Nostro figlio è stato uno studente esemplare quest’anno, ma la nota dolente è che il suo comportamento lascia a desiderare.

7. Il ben dell’intelletto (Inferno III, 18)

Nella Divina Commedia Dante usa questa espressione nel passo seguente:

Vedrai le genti dolorose

c’hanno perduto il ben de l’intelletto. 

Con ben dell’intelletto Dante si riferiva alle anime dannate che a causa dei loro peccati hanno perso la possibilità di incontrare Dio e di entrare nella sua grazia.

Oggigiorno invece l’uso de il ben dell’intelletto, ha perso la sua connotazione religiosa ed indica più semplicemente la ragione, il senno. 

Un esempio che mi viene in mente è:

“Quell’uomo ha perso del tutto il ben dell’intelletto”, cioè quell’uomo è completamente matto.

8. Il Bel paese (Inferno XXXIII, 80)

Sono sicura che tutti voi sapete che l’Italia è comunemente denominata Il Bel Paese. Questo appellativo ha ottenuto grande popolarità verso la fine dell’Ottocento, grazie a un libro nel quale si faceva vanto del suo clima invidiabile e delle bellezze paesaggistiche.

In realtà il Bel Paese è stato usato precedentemente da Dante, in un modo tutt’altro che positivo. Come è ben spiegato dall’Accademia della Crusca, la frase nella quale Dante usa Bel Paese è sprezzante, piena di sdegno e fa rifermento ad un episodio molto grave avvenuto nella città di Pisa.

9. A viso aperto (Inferno X, 93)

A viso aperto è un’espressione abbastanza diffusa nella lingua italiana. Fare qualcosa a viso aperto significa fare qualcosa, solitamente parlare, affrontare un argomento anche scomodo, con coraggio, senza paura, senza bisogno di nascondersi e di rimandare la discussione.

Ad esempio: La cosa migliore che tu possa fare è affrontare il tuo capo a viso aperto, e fargli capire che questo procedimento non funziona.

10. Amor,ch’a nullo amato amar perdona (Inferno V, 103)

È senza ombra di dubbio uno dei versi più celebri della Divina Commedia, forse della letteratura italiana. Pensate che più di un cantautore italiano ha ripreso questo verso, adattandolo, e inserendolo nelle proprie canzoni.

In questo canto si parla della storia d’amore tra Paolo e Francesca, ed il significato del verso è il seguente: L’amore, non permette a nessuna persona amata di non ricambiare.

L’iniziativa della Crusca

Bene, siamo arrivati alla fine di questa lunga carrellata di espressioni dantesche che sono arrivate fino a noi, direi in ottimo stato di salute.

Prima di concludere l’articolo però vorrei parlarvi di un’iniziativa molto bella della Crusca, la quale, in occasione dei 700 anni dalla morte di Dante, ha pensato di fare una rubrica di 365 tra parole, frasi, versi del sommo poeta: in pratica una al giorno per tutto il 2021.

Se siete curiosi e se vi piacerebbe dare un’occhiata a queste pubblicazioni, date un’occhiata a questo link.

ila firma

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