Although I have already talked about the verb fare in other articles, this time I will go into it further. In particular, I will discuss a structure that is typical of informal and colloquial Italian. If you’re curious, keep reading! :)
Conoscete il verbo fare? Quanti di voi hanno notato la sua onnipresenza in italiano? Lo si trova nelle espressioni e nelle frasi fatte. Lo si trova praticamente ovunque.
Non a caso ho già parlato di questo verbo in vari articoli tra cui Tre espressioni con il verbo Fare, I verbi Fare e Rendere, e Usi particolari di Fare. Se ve li siete persi o volete rivederli correte a leggerli, perché sono sicura che vi saranno davvero utili.
Quest’oggi invece vorrei continuare a parlare di fare concentrandomi però su una struttura un po’ più complicata, della quale ho discusso recentemente con alcuni studenti che hanno un livello di italiano davvero alto.
E dunque, se mi seguite con costanza e non fate troppa fatica a seguire e a capire le mie spiegazioni in italiano, credo che sia arrivato il momento per voi di immergervi ancora più in profondità nell’italiano per padroneggiare nuovi concetti e strutture.
Verbo coniugato + A fare
Questa è una forma conversazionale e informale. È tipicamente usata per chiedere il motivo per cui si fa qualcosa che in realtà si vorrebbe evitare o che, per chi parla o per il nostro interlocutore, non ha senso fare.
Supponiamo ad esempio che io debba fare qualcosa (organizzare una festa a sorpresa per un’amica ad esempio), ma il mio interlocutore non ne capisce il motivo. Questa persona potrebbe chiedermi:
- Ilaria, ma che lo fai a fare?
Questo “a fare” finale indica “perché, per quale motivo io compio l’azione”. Quindi, volendo riformulare la frase in un modo un po’ più standard potremmo dire:
- Ilaria, perché lo fai?
Facciamo un altro esempio. Se voi mi chiedeste di darvi un consiglio, ma io so già a priori che il consiglio verrà ignorato, potrei dirvi:
- Che ve lo do a fare? Di solito non mi ascoltate mai!
Che corrisponde a:
- Perché dovrei darvi un consiglio se normalmente non lo ascoltate?
Ancora, se io volessi andare in vacanza con i miei amici, senza perdere tempo a fare ricerche e a occuparmi dell’organizzazione dei dettagli del viaggio, qualcuno potrebbe dirmi:
- Ilaria, che lo fai a fare? Scegli un giorno e recati con i tuoi amici in un’agenzia di viaggi!
Varianti della struttura Verbo coniugato + A fare
Delle varianti piuttosto diffuse della struttura che abbiamo appena esaminato “verbo coniugato + a fare” sono le seguenti:
1. Che lo faccio a fare?
Che lo faccio a fare (usato in prima persona), che ha lo stesso significato della frase precedente: “Perchè dovrei farlo?” o “Perché lo faccio?” Ad esempio:
- Continuo a mandargli messaggi, a chiamarlo, a cercare di capire qual è il suo problema. Ma in fin dei conti, che lo faccio a fare?
- Che la faccio a fare la dieta? Mi metto a dieta il lunedì e già il martedì mangio nuovamente di tutto!”
In quest’ultimo caso potete notare che il pronome “la” è femminile perché si riferisce alla dieta, mentre nel primo esempio troviamo il pronome lo (maschile) che sta a indicare l’azione compiuta!
2. “Chi me lo fa fare?!” =
Chi me lo fa fare che corrisponde a “Chi è la persona (inesistente in realtà) che mi costringe a fare l’azione?”
Ad esempio:
– Mi sono impegnato tanto per questo progetto ma non è stato apprezzato: mi chiedo davvero chi me l’ha fatto a fare!
oppure
-
- Ho una caterva di panni da stirare!
- Ma chi te lo fa fare? Piegali per bene e mettili nell’armadio!
Conclusione
In questo articolo abbiamo approfondito l’uso del verbo fare concentrandoci su una struttura particolare: verbo + a fare. Questa forma è spesso usata quando non si capisce perché si fa o si dovrebbe fare un’azione, mettendola in dubbio, spesso con tono scoraggiato o rassegnato.
Ricordate che questa è una forma piuttosto informale e conversazionale che potreste sentire molto ma molto spesso da coloro che parlano l’italiano in ambienti piuttosto familiari.

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