In today’s article, I will discuss dubbing, a practice that is very common in Italy. I will explain what it is, when and how it originated, and I will also offer some reflections on dubbing, considering it both as a legacy of the past and as an important part of Italian culture. So, if you are curious and you want to know more, keep reading! :)

L’articolo di oggi è nato in seguito ad una conversazione molto interessante con un mio studente sul doppiaggio.

Non è la prima volta che mi trovo a discutere di questo argomento con i miei studenti, ma se la maggior parte delle volte l’attenzione è caduta perlopiù sul suono, sull’accento e su ciò che è considerata la “pronuncia perfetta”, questa volta siamo andati un po’ oltre.

Durante la nostra conversazione, infatti, ho chiesto al mio studente, forse per la prima volta, se sapesse che, grazie o a causa del doppiaggio, sono nate nuove parole e espressioni italiane, e che quelle già esistenti ne hanno variato o ampliato il significato.

Vi state chiedendo come faccio a sapere tutto questo?

Beh, credo che pochissime persone sappiano che, prima di cominciare a insegnare l’italiano agli stranieri, ho frequentato alcuni corsi di traduzione. In essi, oltre all’esercizio pratico (che mirava al raggiungimento di una traduzione che rispecchiasse il concetto della lingua di partenza risultando la più naturale possibile nella lingua di arrivo), non mancavano spiegazioni teoriche sul mondo delle lingue, sulle tecniche di traduzione, nonché riferimenti continui all’interpretariato e al doppiaggio.

Ma cos’è il doppiaggio?

Il doppiaggio (dubbing in inglese) può essere considerato un’arte a tutti gli effetti, al pari della recitazione, del canto e della danza e, secondo quanto afferma l’autorevole enciclopedia Treccani, è:

“Un’operazione con cui un film viene dotato di un sonoro diverso da quello originale, per eliminare difetti tecnici o di recitazione, o trasferire il parlato in una lingua diversa.”

Il doppiaggio di film e serie tv è tutt’altro che facile. Dietro di esso non c’è solo un grande lavoro di traduzione! Anzi, per rendere il risultato naturale, non artefatto e privo di forzature, bisogna, in primo luogo, far coincidere alla perfezione il movimento delle labbra dell’attore con il suono emesso dal doppiatore e, in secondo luogo, usare dialoghi naturali: quei dialoghi, cioè, che qualsiasi parlante nativo utilizzerebbe nella vita quotidiana.

Dunque, le difficoltà del doppiaggio, soprattutto quando le lingue di partenza e di arrivo sono molto distanti tra loro, sono evidenti.

Un lavoro di doppiaggio ben fatto avrà, tra le altre cose, l’obiettivo di evitare a tutti i costi i famosi e fastidiosi “tradese” e “doppiaggese”, che altro non sono che esempi di lingua appiattita (nel nostro caso ci riferiamo alla lingua italiana, ovviamente!).

Essi, infatti, prevedono una struttura diversa da quella normalmente usata nella realtà (a causa dei calchi dall’inglese o da altre lingue).

Anche se probabilmente è inutile sottolinearlo, i termini “tradese” e “doppiaggese” derivano rispettivamente dalla traduzione di libri e dal doppiaggio di film. Spesso, infatti, si notano frasi tradotte da una lingua all’altra in modo un po’ troppo letterale, che, pur essendo comprensibili, denotano una certa lontananza rispetto al modo di esprimersi dell’italiano medio in un contesto reale.

A tal proposito Filippo La Torre, sul Messaggero, nel dicembre 2014 già scriveva:

“Se leggendo un romanzo americano (tradotto) vi imbattete in frasi abbastanza improbabili nella nostra lingua come «Qual è il tuo nome?» o «Posso volare» mentre si doveva dire «Come ti chiami?» e «So volare» avrete la certezza che si tratti di doppiaggese.”

Nascita e diffusione del doppiaggio

Il doppiaggio (diventato successivamente una forma di censura da parte del fascismo di ogni forestierismo) nasce nel 1929 per rendere comprensibili agli italiani i film stranieri, soprattutto quelli provenienti da Hollywood.

Molti degli italiani dell’epoca, infatti, erano fortemente analfabeti; non sapevano leggere, scrivere e far di conto, per cui, con l’avvento del sonoro nei film, si rese indispensabile trovare il modo di coinvolgere il pubblico italiano, che altrimenti si sarebbe allontanato inesorabilmente dal cinema.

Diversi furono i tentativi di arginare il problema:

  • Recitare in lingue diverse

Fu la stessa industria di Hollywood a cercare una soluzione che soddisfacesse tutti, provando a girare gli stessi film nelle varie lingue. L’esito però non fu dei migliori: i tempi si allungavano e i costi aumentavano e, nella versione italiana, venivano impiegati attori italo-americani che parlavano con un forte accento inglese, dando vita a personaggi caricaturali e del tutto innaturali.

  • Aggiungere le didascalie

Si tentò allora un’altra strada, cercando di aggiungere le didascalie per spiegare il film agli spettatori. Anche questo tentativo, però, si rivelò fallimentare, prima di tutto perché si perdeva l’immediatezza del film: lo spettatore, infatti, doveva continuamente spostare lo sguardo dalle immagini alle scritte. Inoltre, come abbiamo detto prima, la maggior parte degli italiani era analfabeta, quindi incapace di comprendere ciò che era scritto.

La soluzione a questi problemi fu trovata dal regime fascista, che nel 1934 emanò una legge sul doppiaggio che imponeva  il divieto assoluto di distribuire e proiettare film stranieri in lingua originale. Essi dovevano infatti essere doppiati in italiano da personale italiano.

Fu così che il doppiaggio diventò un’industria fondamentale per l’Italia, molto più imponente rispetto a tanti altri paesi non anglofoni; e in questo modo nacquero la categoria dei doppiatori e le scuole di doppiaggio, che a tutt’oggi continuano ad avere un ruolo di primo piano nel cinema nostrano.

È bene notare che fin dagli anni ’30 i doppiatori non erano persone scelte a caso, ma attori molto qualificati e competenti provenienti dal teatro, capaci di coinvolgere e far appassionare tutto il pubblico alla pellicola proiettata nei cinema. La qualità della recitazione di questi artisti, inoltre, come sottolineato dalla rivista Focus, fece sì che il pubblico si abituasse fin da subito alla dizione perfetta, tanto che spesso gli stessi attori italiani (tra cui ricordiamo Sofia Loren, Claudia Cardinale, Franco Nero e addirittura la grande Anna Magnani) venivano doppiati.

Il doppiaggio ai giorni nostri

Il doppiaggio in Italia, ormai lo sapete, è parte integrante della vita e della cultura del Bel Paese. Tutti gli italiani nascono e crescono con i film e le serie tv doppiate. Pensate che siamo talmente abituati al doppiaggio che le grandi case di produzione cinematografica tendono ad abbinare stabilmente alle star del cinema più importanti ed iconiche una voce italiana specifica. Per citare alcuni esempi:

  • Denzel Washington ha la voce di Francesco Pannofino.
  • Al Pacino è doppiato da Giancarlo Giannini.
  • Keanu Reeves da Luca Ward.
  • Julia Roberts ha la voce di Cristina Boraschi.
  • Jennifer Aniston è doppiata fin dai suoi esordi da Eleonora De Angelis.
  • Meryl Streep ha una doppiatrice ufficiale: Maria Pia Di Meo.

Un quesito che oggi ci si pone sempre più è il seguente: ha ancora senso doppiare i film stranieri?

In un mondo sempre più globalizzato, dove le distanze si sono accorciate e dove siamo sempre più connessi, non sarebbe più giusto guardare i film stranieri in lingua originale? Questo eviterebbe di certo il rischio del doppiaggese che ho menzionato prima con le sue traduzioni forzate, ci aiuterebbe a comprendere meglio il modo di pensare e di fare delle altre popolazioni e, perché no, darebbe a noi italiani la spinta ad applicarci un po’ di più nell’apprendimento delle lingue straniere.

Dall’altra parte, però, il doppiaggio rappresenta una fonte di reddito per tanti professionisti più o meno conosciuti che prestano la loro voce ai personaggi di film e serie tv. Inoltre, il doppiaggio permette a noi italiani di goderci appieno il film, facendoci coinvolgere da esso, senza il bisogno di dover continuamente spostare lo sguardo per dover leggere i sottotitoli. E ultima considerazione ma non per questo meno importante, il doppiaggio è un’arte a tutti gli effetti, per accuratezza, precisione, qualità dei risultati raggiunti, e molti lo considerano patrimonio culurale italiano da tutelare a tutti i costi.

Conclusione

In questo articolo ho parlato del doppiaggio, della sua origine e dell’importanza che riveste ancora oggi nell’industria italiana. Dato che vi ho già dato molte informazioni e non voglio caricare ulteriormente questo testo, nel prossimo vi parlerò di come la lingua italiana parlata sia cambiata e stia ancora cambiando, anche a causa del doppiaggio, fornendovi alcuni esempi pratici.

Ricordate che, come ripeto sempre ai miei studenti, l’evoluzione del linguaggio e del modo di comunicare è un processo normale, naturale e incontrastabile, che non possiamo fare altro che accettare e accogliere! :)

Bene, spero che l’argomento di oggi sia stato di vostro gradimento e vi invito a non perdere il prossimo, nel quale analizzeremo più in fondo un italiano di tutti i giorni, che per certi versi è stato influenzato dal doppiaggio! :)

ilaria firma

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