In todays article, Ill discuss Italian words and sentences that come from dubbing. As I have already mentioned in my last article titled Il doppiaggio nell-italiano dubbing starts in 1934 and, since then, decades
Nell’articolo precedente abbiamo parlato del doppiaggio, approfondendone l’origine, lo sviluppo e la sua diffusione. Oggi, invece, vorrei focalizzarmi su un tipo particolare di linguaggio, il doppiaggese, che, come spiegato nell’articolo intitolato “Il doppiaggio nella lingua italiana”, altro non è che un esempio di lingua appiattita, perché prevede una struttura diversa da quella normalmente usata nella realtà (soprattutto a causa dei calchi dall’inglese).
È interessante notare che il doppiaggese ha avuto un impatto considerevole sul modo in cui gli italiani si esprimono, fino a dar vita a nuove parole o espressioni (come i neologismi semantici e lessicali), oppure a far variare o ampliare il significato di quelle già esistenti.
Vediamo allora alcune parole ed espressioni nate e diffusesi per mezzo del doppiaggio, specificandone per ognuna tre aspetti diversi:
- La forma inglese di partenza
- La traduzione italiana scelta dal doppiaggio
- La forma più naturale in italiano.
1. Realizzare
Ecco il primo termine a cui prestare attenzione. Ho ritenuto opportuno inserirlo in questa lista e menzionarlo per primo perché è la prima parola di cui hanno parlato in uno dei corsi di traduzione a cui ho partecipato, pensate un po’, proprio durante un approfondimento sul doppiaggio.
Realizzare è praticamente un calco verbale dall’inglese. Se oggi sempre più italiani lo usano come traduzione di to realize (con buona pace dei puristi della lingua), originariamente il suo significato era far diventare qualcosa reale, concretizzare. Ad esempio:
-
- Dopo tante fatiche ha realizzato tutti i suoi sogni. = After so much hard work, he made all his dreams come true.
Che significa: ha concretizzato, ha fatto avverare i suoi desideri.
Ma allora, quale dovrebbe essere la traduzione in italiano di “to realize”? Semplicemente accorgersi, rendersi conto di qualcosa o di qualcuno. Ad esempio:
- Dopo tanta gavetta si è reso conto di avercela fatta. = After years of paying his dues, he realized that he had finally made it, oppure
- Solo dopo essersi svegliato si accorse di aver dormito troppo. = After waking up, he realized that he had overslept.
2. Il mio nome è…
Frase molto semplice che probabilmente avete imparato fin dalle primissime lezioni di italiano, anche “il mio nome è” è praticamente un calco strutturale diffusosi a causa del doppiaggio. Esso, infatti, riprende in tutto e per tutto la frase inglese “My name is…” riproponendone la stessa identica struttura.
Ora, anche se noi italiani non abbiamo alcuna difficoltà a comprendere questa frase, la usiamo poco, preferendo di gran lunga la forma riflessiva chiamarsi. Ad esempio:
- Mi chiamo Ilaria. E tu? Come ti chiami? = My name is Ilaria! And you? What’s your name?
3. Risposte affermative
Passiamo ora a un paio di risposte affermative, quelle risposte cioè che ci permettono di rispondere a una domanda con un consenso: “assolutamente” e “sicuro”. Partiamo dalla prima:
-
Assolutamente
Assolutamente è un altro calco dall’inglese absolutely perché ripropone la stessa identica parola (italianizzata!). Rispondere però solo con “assolutamente” non basta. La forma corretta, infatti, prevede sempre l’aggiunta di un sì o di un no. Perché?
Perché in italiano l’avverbio “assolutamente” rappresenta una forma neutra e, per avere la certezza di una risposta affermativa o negativa, dobbiamo aggiungere i sì e no menzionati poco fa. Ad esempio:
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- Ti va di andare al mare domenica? => Assolutamente sì!
- Would you like to go to the beach on Sunday? => Absolutely!
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- Ti piace l’adattamento cinematografico di questo romanzo? => Assolutamente no! Trovo che i personaggi non abbiano la stessa carica emotiva di quelli del libro!
- Do you like the movie adaptation of this novel? => Absolutely not! I feel like the characters don’t have the same emotional depth as the ones in the book!
-
Sicuro
Sicuro è un altro calco derivante dall’inglese Sure, ed è usato spesso nei doppiaggi italiani a causa del movimento delle labbra molto simile tra le due parole.
Anche in questo caso però la scelta non è la più naturale. Gli italiani impegnati in una conversazione naturale, infatti, sceglierebbero di gran lunga forme diverse come certo, certamente, senza dubbio, indubbiamente o al massimo di sicuro.
Ecco alcune frasi:
-
- Allora, andiamo con la tua macchina al concerto? => Certo, ci andiamo con la mia!
- So, can we take your car to the concert? => Sure. We’ll take mine!
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- Saresti disposto a farlo di nuovo? => Senza dubbio!
- Would you be up for doing it again? => Sure!
4. Ridicolo
Ecco una parola italianissima che fa parte da sempre della nostra lingua in quanto derivante dal latino ridiculus che significa “che fa ridere”, “degno di riso”.
Il doppiaggio e la presenza ingombrante dell’inglese nell’italiano stanno facendo sì che ad esso venga associato un altro significato: non più soltanto “qualcosa che fa ridere” ma anche “qualcosa di inaccettabile, assurdo”, proprio come il termine ridiculus in inglese.
Ecco due frasi con ridicolo aventi questi due significati diversi:
-
- Vestito da donna era davvero ridicolo = in questo caso, ridicolo come “che fa ridere”.
- He looked totally ridiculous in that dress.
- .
- È ridicolo che abbiano chiesto così tanti soldi per quell’appartamento = in questo caso, ridicolo come “è inaccettabile, assurdo”.
- It’s ridiculous that they asked for so much money for that apartment.
5. Gli insulti e le imprecazioni
A questo punto, per dovere di cronaca, vale la pena ricordare due forme decisamente poco eleganti ma ormai diffusissime nei film doppiati in italiano: fottiti e dannazione, derivati da fuck you e damn it. Partiamo dal primo:
-
Fottiti
Questa è una forma che è piuttosto inusuale nel parlato, ma grazie ai film tutti ne comprendono il significato, riuscendo a percepire tutta la forza e il disprezzo che si celano dietro a questa parola. Nella pratica, però, questo è un termine che non è ancora entrato a far parte del modo di comunicare degli italiani.
E allora, cosa si usa in italiano per esprimere rabbia, disprezzo e sdegno? Semplicemente forme che possono tradurre bene il Fuck it ma più comuni nel linguaggio parlato rispetto a fottiti, quali:
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- Vaffanculo = di gran lunga la forma più diretta e diffusa.
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- Va’ al diavolo = piuttosto forte e diretta ma molto naturale.
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- Va’ a quel paese = alternativa altrettanto diretta e decisamente lontana dal doppioggese.
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Dannazione
Un altro classico esempio di doppiaggese, proveniente dall’inglese, è “Damn it”. Dannazione proprio come fottiti si usa poco nel parlato, anche se tutti gli italiani sono in grado di comprenderne il significato.
E allora, quali sono le alternative più diffuse e naturali? Beh, diciamo che la scelta dipende dal livello di frustrazione, fastidio o rabbia che vogliamo esprimere. E allora: da un’intensità più bassa a quella più alta possiamo avere:
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- Accidenti! Mannaggia!
Estremamente diffusi in italiano per esprimere un lieve fastidio o disappunto, che possono essere provocati, ad esempio, da un imprevisto o da un contrattempo di poco conto.
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- Che cavolo! Merda!
Sono entrambi molto usati per esprimere qualcosa che ci ha infastidito non poco e che non può averci lasciato indifferenti.
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- Porca miseria, fino ad arrivare alla più volgare forma Cazzo, quando vogliamo manifestare tutta la nostra rabbia e sconcerto.
Conclusione
In questo articolo, ho voluto mettere in evidenza alcune parole e frasi che stanno prendendo gradualmente piede nell’italiano, per via del doppiaggio. Come ho detto più volte nel corso del tempo, le lingue evolvono sempre e comunque, ma talvolta ci sono dei fenomeni particolari, l’uso dei social media, una parola o una frase pronunciata da un personaggio influente, ad esempio, che ne velocizzano lo sviluppo.
Bene, spero che questo articolo sia stato di vostro gradimento e vorrei sapere se eravate a conoscenza delle frasi e delle informazioni contenute in esso. Fatemelo sapere nei commenti, non vedo l’ora di leggerli! :)
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