In Italy, we learn to communicate differently depending on the context and the people involved, starting from a very early age. If you want to understand how formal we are when we speak to others, keep reading! :)

Nel corso delle ultime settimane mi sono trovata più volte a parlare, con studenti britannici e australiani, dell’importanza di essere più o meno formali nei vari Paesi.

Non mi ha sorpreso più di tanto lo scoprire il loro essere meno formali rispetto agli italiani; d’altronde è risaputo che in inglese non c’è la forma di cortesia Lei che ci aiuta a mantenere un certo distacco dei nostri interlocutori. Ma ciò che mi ha lasciato di stucco è stato la totale assenza di appellativi e titoli in alcune situazioni nelle quali in Italia sarebbe non solo consigliato ma che ma addirittura necessario usarli.

Vi faccio subito degli esempi pratici per capire meglio cosa intendo.

1. La formalità nei posti di lavoro

Soprattutto all’inizio del rapporto di lavoro in Italia è consuetudine usare il Lei con il capo. Questo Lei può senz’altro trasformarsi in tu sotto esplicita richiesta della persona che si trova più in alto nella scala gerarchica o man mano che la familiarità tra le persone aumenta.

Questo distacco così marcato non è molto presente nei paesi anglofoni e anzi, anche quando ho chiesto esplicitamente ai miei studenti se nei loro paesi di provenienza si usassero o meno i titoli che tanto piacciono agli italiani, mi hanno spiegato che essi non sono affatto necessari.

Per loro non c’è bisogno di mantenere una distanza così grande tra il datore di lavoro e impiegato, di far ricorso alla formalità nelle interazioni tra capo e subordinato.

Inoltre, anche i vari appellativi (come ingegnere, dottoressa, professore, ecc.) non sono tenuti così tanto in considerazione, a differenza di quanto accade in Italia, soprattutto nel contesto lavorativo, nel quale assumono una grande rilevanza.

Un’altra cosa che è venuta fuori dalle nostre conversazioni è che se una persona chiede alle altre di rivolgersi a lei usando i vari titoli è vista come un po’ troppo arrogante e spocchiosa. Devo ammettere che, anche se in Italia siamo molto più formali e abituati a tenere in considerazione le varie gerarchie, anche qui una persona che si comporta in tal modo sarebbe vista come un po’ troppo presuntuosa e snob. 

2. Nella Scuola

Anche per quanto riguarda la scuola c’è una grande differenza tra i paesi anglofoni e l’Italia. Questa differenza sta nelle relazioni più, concedetemi questo termine, “paritarie” tra docenti e studenti. In questo contesto la formalità, nei paesi anglofoni, viene vista quasi come un ostacolo alla buona relazione tra docente e discente e per questo va evitata.

In Italia invece l’interazione tra insegnanti e studenti si fa via via sempre più formale man mano che gli studenti raggiungono livelli d’istruzione più elevati.

La motivazione che mi è stata data è la seguente:

“Noi insegnanti abbiamo il compito di formare gli adulti del domani, adulti che devono essere in grado di cavarsela in tutte le situazioni. E ogni situazione richiede un codice di comportamento appropriato, atto a suggerire come porsi nei confronti degli altri e come parlare.” 

Gli insegnanti italiani devono dunque guidare i bambini e i ragazzi e accompagnarli in un passaggio che va dall’essere estremamente informali – all’asilo e alle scuole elementari – dove bambini e adulti interagiscono tra loro usando il tu, ad una una maggiore attenzione alla formalità – a partire dalle scuole medie fino alle superiori – in cui gli studenti sono tenuti a usare il Lei coi docenti mentre questi ultimi continuano a usare il tu. 

Per approfondire questo concetto vi invito a dare un’occhiata al mio articolo chiamato Come ci si rivolge agli altri nel contesto scolastico.

3. All’università

Quello che mi ha sorpreso più di tutto è stato scoprire come si interagisce all’università nel Regno Unito.

Ebbene, una mia studentessa, ex docente universitaria come suo marito, mi ha rivelato che quest’ultimo ci teneva più di lei alla formalità e per questo richiedeva ai suoi studenti di chiamarlo Professore + il cognome.

Lei invece, che considerava gli studenti universitari degli adulti in tutto e per tutto, gli concedeva di chiamarla per nome: semplicemente Helen, senza l’appellativo Professoressa.

Inutile dirvi il misto di perplessità e incredulità da cui sono stata colta quando le ho sentito dire tutto questo. Non vi nascondo che il mio commento a caldo è stato:

– Ma com’è possibile? In Italia l’università è un luogo molto formale in cui ci sono delle gerarchie e in cui è necessario usare il Lei, proprio perché studente e docente non sono alla pari!

A questo aggiungerei che se qualche studente provasse a usare il tu con un docente universitario gli provocherebbe una certa irritazione.

Come già detto infatti l’università è un contesto molto formale, il professore e lo studente non sono alla pari a livello gerarchico (sia per potere che per conoscenze) e a tutto ciò è necessario aggiungere che nel contesto universitario non solo lo studente è tenuto a dare del Lei ai professori, ma anche questi ultimi sono soliti mantenere una certa distanza con gli studenti e a usare il Lei a loro volta, proprio come negli esempi che seguono:

  • Mi parli del Condizionamento Classico.
  • Potrebbe spiegarmi qualcosa in più sulla vita quotidiana a Roma?

Nei casi più estremi, generalmente quando abbiamo a che fare con uomini e donne più avanti con l’età, potreste sentire i famosi appellativi “signorina” e “giovanotto” usati con gli studenti che sono evidentemente molto più giovani rispetto a loro.

Conclusione

In Italia abbiamo un proverbio molto famoso che dice “Paese che vai usanza che trovi” e devo ammettere che non c’è niente di più vero.

Parlando con tante persone che provengono da tante parti diverse del mondo infatti, ho la possibilità di rendermi conto di quanto siamo diversi e di come ci comportiamo in modo diverso a seconda del posto da cui veniamo, e di come queste differenze sociali e culturali si ripercuotono nella lingua di tutti i giorni e nel modo in cui ci rivolgiamo agli altri.

ilaria firma

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