In today’s article, I’ll explain the difference between two forms that look almost identical: farsi and far sì. Although they may seem very similar at first glance, their meanings and uses in Italian are completely different. If you’re curious and eager to dive deeper into the nuances of the Italian language, keep reading!

Nel corso del tempo ho parlato varie volte del verbo fare, verbo molto diffuso in italiano. Ne ho parlato partendo da alcune espressioni molto semplici di uso quotidiano, passando per la differenza col verbo rendere, fino ad arrivare a parlare di strutture molto più complesse come ad esempio far fare.

Dato questo crescendo continuo, vorrei terminare questa serie di articoli che riguardano il verbo fare, con altre due forme di livello avanzato tanto quanto quelle viste nell’articolo precedente, di cui vi lascio il link. Sto parlando di due forme che, pur essendo molto simili tra loro, non sono uguali: farsi e far sì.

Cominciamo ad esaminarle insieme e a capire cosa significano e come funzionano.

Farsi

Farsi è un verbo riflessivo che indica che il soggetto fa qualcosa a se stesso o per se stesso. Ad esempio:

  • Mi faccio un’acconciatura.
  • Mi sono fatto un panino.

Ovviamente la stessa regola vale anche se il soggetto è diverso da “io”. Ad esempio:

  • Luigi si farebbe volentieri una bella doccia.
  • Loro si sono fatti una lunga chiacchierata.

Ricordate che il verbo farsi può essere accompagnato dal nome (come visto in tutte le frasi precedenti), oppure essere seguito da un verbo all’infinito. Ad esempio:

  • Mi faccio fare un’acconciatura.
  • Mi sono fatto fare un panino.

Avete notato qualcosa di particolare in queste frasi? Sono simili alle precedenti ma non sono del tutto uguali, giusto? Quell’infinito posto dopo il verbo farsi aggiunge qualcosa in più alla frase o ne cambia il significato?

In effetti sì. Nelle frasi precedenti il soggetto compiva l’azione. Nello specifico dire “Mi faccio un’acconciatura” mette in evidenza che il soggetto acconcia i suoi capelli, senza l’aiuto di altri. 

Invece nella frase “Mi faccio fare un’acconciatura” diventa chiaro che qualcuno acconcia i miei capelli e che il soggetto non lo fa da solo; proprio come nella frase “Mi sono fatto fare un panino” si intende che qualcuno ha preparato qualcosa da mangiare per me.

Quindi in questa struttura in cui troviamo il verbo farsi seguito da un altro infinito, il soggetto non è più la parte attiva che compie l’azione ma subisce l’azione che è lasciata fare a qualcun altro.

E allora, è chiara questa differenza nell’uso delle due strutture? Spero di sì.

Far sì

Andiamo avanti con la spiegazione esaminando una locuzione che potrebbe essere confusa con l’infinito farsi, ma che è molto diversa: far sì.

Una prima differenza che si nota tra queste forme sta nella pronuncia. Ascoltate: 

  • Farsi = unica parola che rappresenta un verbo riflessivo.
  • Far sì = è una locuzione formata da due parole, la cui seconda è sì (parola tronca che, come ricordato nel mio articolo Gli accenti italiani, presenta l’accento sull’ultima lettera, e per questo la “i” si pronuncia in modo più breve).

Ma lasciando da parte il discorso sulla pronuncia e torniamo al suo significato: “far sì” significa fare in modo, rendere possibile qualcosa.

Proviamo a fare degli esempi:

  • Voglio far sì che tutti i tuoi sogni si realizzino.
  • Studia l’italiano con costanza per far sì che il suo livello raggiunga presto il B2.
  • Si sono impegnati molto per far sì che i genitori fossero fieri di loro.

Come potete notare dalle frasi che ho appena elencato, è chiaro che il far sì introduce sempre uno scopo, un obiettivo da raggiungere; esso è seguito dal che, che a sua volta è seguito dal modo congiuntivo. Ecco un altro esempio:

  • Nei miei articoli scrivo sempre tante frasi per far sì che la mia spiegazione sia la più chiara possibile.

Conclusione

Siamo giunti alla fine di questo articolo nel quale vi ho proposto due forme che, pur essendo molto simili tra loro, presentano pronunce e significati diversi. Come abbiamo visto, la prima forma presenta un verbo riflessivo, la seconda invece è una locuzione che introduce un fine.

Ma non lasciatevi spaventare dalle eventuali difficoltà. Come vi dico sempre, per riuscire a padroneggiare le varie strutture dell’italiano ci vuole un po’ di pratica e quale modo migliore di esercitarvi se non quello di creare le vostre frasi partendo dai miei esempi? 

Partite da ciò che ho scritto io e cominciate a cambiare alcuni elementi della frase, come il verbo, il nome e le altre parti del discorso. 

Queste piccole variazioni faranno sì che la struttura resti uguale anche se il contenuto della frase cambierà.

Fate questo e sono sicura che imparerete queste strutture talmente bene che le userete senza alcun problema.

ilaria firma